sabato 26 aprile 2008

Consegne

"Hai chiesto al falegname quando gli arriva la porta?"
"Dice che quando gli arriva, la porta..."

venerdì 22 febbraio 2008

Tu

Cammini nella foschia che precede l'alba. A farti compagnia solo il suono del tuo fiato e dei piedi sulle foglie di quercia marcite coperte di brina. Stai trottarellando verso il culmine della collina per vedere il sole sorgere dietro il monte lontano e innondare di luce la vallata. Ti piace quando tutto si colora di bianco. Ti piace camminare su un lago di luce e stringere gli occhi per non farti ferire troppo.
Oggi sarà una magnifica giornata.
Guaderai il ruscello di cristallo e sentirai che si sta sensibilmente scaldando giorno dopo giorno. Darai una lunga sorsata di quell'acqua amara e così buona che sa di neve e fango. Affonderai con amore i denti nel collo di qualche leprotto o, se il recinto è abbastanza isolato, potresti anche decidere di andare a liberare per sempre qualche pecora malata dalla sua triste vita di schiavitù. Il Mondo si sottometterà come al solito grato ai tuoi piedi. Del resto non sei stato messo al culmine della piramide evolutiva per sbaglio, no?

...E , se sarai particolarmente fortunato, verrà a trovarti quello strano Uomo che ogni tanto vedi da queste parti. Si avvicina timoroso e ogni volta osa di un passo in più. Si siede in terra e passa lunghissimi minuti a fissarti. E tu fissi lui e questo scambio di sguardi ti piace da impazzire. Se ci non ci fossero decine di generazioni alle spalle a dirti che è tabù ti saresti già avvicinato a leccargli il muso. Ma d'altra parte il tuo istinto ti dice che non hai nulla da temere. E tu lo sai che il tuo istinto non sbaglia mai.


Tu sei Lupo.

lunedì 21 gennaio 2008

Marco fra sei assi di pino

Che poi in un modo così stronzo.
Vabbe' che quando tocca tocca e un modo magari vale l'altro. Ma la ruota anteriore inchiodata in tangenziale a 110 all'ora secondo me è un modo magari un po' più stronzo di altri.
E comunque adesso è lì. Ricomposto alla bell'e meglio in una bara di legno fra sei assi di pino, come disse una volta lui stesso.
Tutti riuniti in una chiesa a ascoltare l'omelia del prete che dice di come le morti giovani [giovani?] siano quelle di cui sia più difficile capire il senso, ma che il tutto fa parte del Suo disegno e che forse quelli che muoiono prima sono quelli a cui Lui vuole più bene...

È adesso che succede.
La senti chiara. La sua voce. La riconosci subito. E come te tutti gli altri, a giudicare dalle loro facce. Solo il prete non la riconosce, ma non avendola mai conosciuta, non potrebbe essere altrimenti. Soprattutto quel tono a presa per il culo è decisamente il suo...
"E sì che lo avevo scritto chiaro una decina di anni fa e appeso in camera da letto. In caso io sia morto. E mi pare che questo sia proprio il caso...
Mi pare che avessi detto che avrei gradito essere espiantato dell'espiantabile [anche se mi sa che stavolta c'era rimasto poco] e cremato.
Mi pare che avessi detto 'niente cerimonie di nessun tipo' e allora 'sto pagliaccio in gonnella qui che sta facendo? E poi come fa a parlare di me se non mi ha mai visto né sentito?
"ma veramente..."
"zitto, prete, vai a sodomizzarti qualche catecumeno e lasciaci soli.
E qualcuno, per favore, vada a cercare di rimediare almeno il punto più importante della lista a vada a procurarsi del Campari. Pagherei io, ma non mi avete messo soldi in tasca. Un'altra usanza utile andata persa..."

Poi, nel silenzio generale,
"Ragazzi, che facce, dovreste vedervi. Pare che abbiate visto un fantasma...
Ah, ho una brutta notizia per alcuni di voi, immagino. Dio non esiste. Nessu tipo di Dio o figura assimilabile. Nessuno che possa redimere i vostri peccati post-mortem. E l'unica forma di inferno consiste proprio nel ripensare in eterno in loop a tutte le cose brutte fatte in vita. Per cui smettete di fare cazzate, mettete una pezza a quelle fatte e rigate dritto.
Altrimenti mi dispiace ma sarete dannati in eterno"

[Fade]

*
ogni uomo ha un destino
che lo regna sovrano
e lo reca per mano
fra sei assi di pino
[opera giovanile]

venerdì 18 gennaio 2008

Voglia di, adesso

Estate.
Una tarda mattina estiva. Con jeans, scarpe di tela e T-shirt.
Sotto una tettoia con vista su un vasto campo declinante e brullo pascolato da mucche e cavalli.
Un improvviso acquazzone a gocce pasanti che solleva l'odore di ozono ma non rinfresca più di tanto l'aria.
I grilli che si zittiscono e pochi uccelli che si alzano in volo sul limitare del campo.
Lager fredde in bottiglia da versare in bicchieri spessi.
Il mio amore  e gli altri anelli della mia catena.
Qualcosa di nessuna importanza di cui parlare oziosamente

martedì 30 ottobre 2007

Succede così [anche]

Te ne stai nella tua macchinetta inchiodato sul GrandeRaccordoAnulare  a sbollirti tutto lo stress della giornata ascoltando in loop StraightToHell con il tuo impianto cd pagato uno stipendio.
Te ne stai talmente rilassato che quando quella cazzo di BMW ti taglia la strada ritardi di un quarto di secondo a frenare e ti tocca inchiodare. E ti scappa anche un'invocazione agli avi defunti del conducente di quella cazzo di macchina.

Succede così.
La macchina che ti ha tagliato la strada ti si piazza davanti per traverso e ne escono due manzi ipertrofici con lo sguardo bovino e il cavallo basso. A occhio li diresti padre e figlio, ma non è che ti soffermi tanto sulle loro fattezze. La tua attenzione è attratta piuttosto dalla mazza da basball e la chiave da 36 che tengono strette nelle zampe anteriori e che ti mostrano.
Si avvicinano con grande calma ma con l'arroganza tipica di chi abita nelle fogne ed è convinto che la puzza se ne vada con abbondanti docce di soldi e profumi volgari. Ma no, non se ne va..
E insomma si avvicinano, ti tirano fuori a forza dalla tua macchina e ti massacrano davanti a tutti.

Ora, le considerazioni che vengono sono un paio:
Uno: Questa gente ha da mori' scomoda. Tanto scomoda. Roba che la cura canaro protratta per una settimana sarebbe poco.  Questi esseri devono restare bloccati nelle fogne da cui vengono. Non devono aver diritto a esprimersi o muoversi. Nè a vivere, in finale.
Due: [e mi rivolgo ai manzi di cui sopra] Oltre a aver dimostrato quanto siete teste de cazzo, avete bloccato il traffico e immobilizzato centinaia di persone dietro di voi. Che purtroppo non sono come voi.

martedì 23 ottobre 2007

Stone warm

La strada è un nastro dorato che ti decora le pupille e che serpeggia davanti a te per decine di kilometri. Interrotta solo quando passa sotto il ponte ferroviario. Tratto per il quale sai che diverrai temporaneamente cieco. Ma lo conosci a memoria e non rallenterai. Speri solo che qualche cinghiale non decida di attraversare la strada proprio mentre passi tu. Altrimenti ci sarà frollato di cacciagione al tuo banchetto funebre…
La colonna sonora è offerta dal rumore del motore attutito dai vetri chiusi e dallo scatto del cambio quando scali le marce.
Per il resto è silenzio assoluto. Assoluto e assolato. Il cielo sopra è uno straccio ch’è bagnato di celeste e la campagna intorno sta mettendo il suo vestito autunnale giallo e rosso.
Le ruote sono incollate all’asfalto e i tuoi pensieri sono assenti [se non per ricordarti che in un giorno così hai fatto quella cazzata che ti ha fatto passare 5 giorni all’ospedale a te e 60 dal carrozziere a J.J. Ma ormai sono passati lustri, tu hai imparato a non fare così tante cazzate e J.J. scorrazza felice nei circuiti celesti dove nessuno potrà più decidere la sua strada, visto che lo sterzo lo hai tenuto tu].
Sai che presto arriverai a destinazione e dovrai spegnere il motore, aprire lo sportello, respirare l’aria frizzantina e tornare nel mondo.
Ma, finché non finisce, questo momento è eterno. E viverlo ti allarga il cuore.

venerdì 19 ottobre 2007

"Quando il cielo ride"

Quando sopra di te hai uno di quei cieli che sembrano affrescati con tonnellate di lapislazuli.
Quando i colori di tutto quello che ti circonda sono definiti come fossero appena stati graffiati con dello spray su un muro perfettamente intonacato.

E Tu sei lì sotto che soffri come una cane per qualcuno dei tuoi cazzi che ti sembrano assoluti e universali.
Allora, se alzi lo sguardo, ti accorgi che il Mondo non ha perso nemmeno un miliardesimo della Sua bellezza. E che il tuo dolore si fa sentire forte quanto un sospiro emesso al centro del campo durante un concerto di Vasco.

Tu praticamente non esisti, renditene conto.
E inizia ad apprezzarne il bello....

venerdì 5 ottobre 2007

Fuori di metafora


È parecchio che non fisso il baratro.
È un po' che non mi fermo sull'orlo del burrone e spingo lo sguardo fino in fondo all'orrido.
Da tanto non sento quella sensazione di calma assoluta che solo un panorama del genere [mi] può dare.
La sensazione della concretezza della terra sotto i piedi. Il percepire esattamente dove finisce il mondo. Fino a quel millimetro è il regno a cui appartieni e lì oltre solo se sai volare. [che poi forse ne sei capace. Hai mai provato veramente, per essere così sicuro che invece no?]

Questo vorrei.
Stare in piedi sull'orlo.
Un pezzo di terra inclinato su un salto di qualche [decina di] centinaia di metri. Un cielo che corre prendendo la rincorsa e si getta felice nel vuoto e davanti il nulla. Migliaia di metri cubi di nulla assoluto tra quel pezzo di terra e quello che è sotto. E come al solito chiedermi se quando mi hanno convinto che io non posso volare non fosse solo una di quelle cose che si dicono ai bambini senza pensare che poi loro ci crederanno inconsciamente per il resto della vita.

Dicono che le vertigini non siano paura del vuoto, ma paura di non saper resistere alla sua attrazione.
Dicono che la caduta libera sia una delle sensazioni più forti che si possano provare.
Dicono che il mare attiri tanto perché in finale non è che un immenso spazio vuoto riempito d'acqua.
Dicono

Io so che amo spaziare lo sguardo sul Nulla senza cercarci dentro metafore idiote [come tutte quelle che pretendono di essere applicate alla mente umana]. Forse se Freud si fosse fatte meno pippe mentali e avesse osservato di più il Nulla sarebbe vissuto in un modo migliore. E tutti quelli che lo hanno seguito pure.

giovedì 6 settembre 2007

La mia banca è differente

Stamattina sono andato in banca a prelevare 2'800€uri [i killer e i magistrati si fanno ancora pagare in contanti...].
Sono entrato di mattina presto per evitare la fila e perché così potevo sbrigarmi prima di attacare a studio.
Ho fatto la mia breve coda dietro la linea gialla e al mio turno ho detto all'impiegato che dovevo prelevare duemilottocento euro.
"numero di conto?"
"*/@!£$/=&"
"due e cinque?"
"due e otto..."
-digita un tot di tasti, la stampante a aghi sputa un foglio che mi sottopone dicendomi "intanto firmi qui" senza chiedermi né un documento né il nome.
Cioé poteva entrare chiunque avesse trovato un foglio con il mio conto e "provarci". Tra l'altro, non essendo io uno che compie frequentemente operazioni in banca, l'ho anche palesemente letto da un post it.
In effetti non ho nemmeno controllato il numero di conto sulla distinta. Magari qualche altro cliente, senza saperlo mi ha fatto un bel regalo...


.....................................................

Comunque, come in ogni gag che si rispetti, la battuta migliore è venuta alla fine:
"Purtroppo non ci hanno ancora portato i tagli grandi, devo darglieli in pezzi da 20." 140, per la cronaca...

[e ho anche dovuto chiedere una busta, sennò me li davano sfusi e buona fortuna]

mercoledì 25 luglio 2007

Ma mannaggia Coso...

Per decidere una cazzo di ora per il ritorno [di sabato sera... Sei in vacanza, cojone. Ogni ora va bene!] devi fare 15 telefonate bloccando la fila. E quando la tipa allo sportello te lo fa delicatamente notare sai solo dirle sottovoce mettendo una mano sul telefono "un secondo" con aria seccata [un secondo un cazzo. Lo hai detto 5 volte per un totale di 7 minuti, testadicazzo...]

Ma allora, perchè cazzo ti stranisci quando ti stacco dal desk a forza e ti piazzo una craniata su quella cazzo di montatura da centinaia di €uri che usi per nascondere quella faccia da cazzo che c'hai???

Dovresti, invece, renderti conto di quanto sei stato scortese, cafone e umano, chiedere scusa al mondo intero e risarcire il disturbo degli astanti permettendo loro di infierire sulle tue carni. E possibilmente suicidarti in settimana.

E nel frattempo ringrazia quell'inetto del tuo dio per averti fatto incontrare me, che giro disarmato, va...

sabato 21 luglio 2007

Cena fuori

Al ristorante. Un cameriere sparge piatti, bicchieri e posate sul  tavolo e dice "Se volete potete ordinare"

venerdì 4 maggio 2007

Non vi capisco

Stamattina. Ore 8.30-8.45. fermata Termini della MetroB direzione Rebibbia. La folla si accalca in banchina in attesa di un treno che non ne vuole sapere di arrivare manco fosse una canzone dei Madness.
Dopo i quindici minuti di cui sopra la voce annuncia in arrivo il treno ambito e a seguire a rota il prossimo.
Il primo treno arriva, apre le porte, vomita sulla banchina un qualche migliaio di passeggeri e inizia a imbarcare gente. Dopo un paio di minuti sta ancora imbarcando. La voce al megafono inizia a dire che se non smettono di salire su questo treno esso non può partire e fare spazio a quello che deve prendere il suo posto.
Ma le pecore paiono non sentire e continuano ad accalcarsi fino a riempire ogni spazio libero. Finito lo spazio non si fermano, ma iniziano a spingere e a belare infastidite del tempo che stanno perdendo mentre iniziano ad apparire timidi addetti di stazione che fanno cortesemente presente che "se ve levate de mezzo dietro ce sta un antro treno voto che deve arrivare". Le pecore guardano con fastidio i cani pastori, imprecano a mezza bocca e continuano a pressare.
Alla fine il conducente, dopo averli un po' schiacciati con le porte, fa un paio di metri per farne sgrappolare un po' e riesce a partire lasciando spazio al treno successivo che arriva semivuoto e parte vuoto.
Ora, capisco che il vostro capo spirituale lo chiamate Pastore, ma avete proprio bisogno di comportarvi da pecore?
Quand'è che conquisterete la posizione eretta?

[p.s. Comunque devo dire che anche ad odore la somiglianza è impressionante, complimenti...]

mercoledì 28 giugno 2006

Making movies on location


Erano i tempi in cui andavi in giro sempre e comunque in jeans, magliette stampate e anfibi o quelle che al tempo si chiamavano scarpe da ginnastica [oggi qualcosa tipo sneakers].
Erano i tempi in cui ti battevi tutta Roma a piedi a botte di kilometri alla volta. E avevi sempre nella tasca posteriore destra dei jeans il tuo fido walkman che ti sparava a tutto volume nelle orecchie quella musica che ti avrebbe fatto col tempo diventare seriamente audioleso.
E ne ascoltavi di robba: BruceSpringsteen, Clash, IronMaiden, Cure, i fottuti GunsN'Roses, Queen, Skiantos, JesusAndMaryChain e tutta quella musica distorta degli anni '80.
E poi c'era un gruppo che riusciva sempre e comunque a metterti di buon umore, anche quando cantava le sue canzoni più tristi e cupe. Un gruppo che aveva il suono degli anni '80 [infatti poi è inesorabilmente scomparso]. Un gruppo la cui musica suonava come quella che si deve sentire durante i picnic in paradiso. E il cui frontman andava in giro con una specie di aureola.


Stamattina li ho riascoltati mentre venivo a studio e, anche se invece che a piedi sfrecciavo sulla tangenziale in scooter e al posto della maglietta avevo una camicia di lino, mi sono risentito il pischello con il cuore affogato di gioia che cantava a squarciagola Tunnel of Love e Skateaway. Solo che certe cose è preferibile farle a piedi...

mercoledì 8 marzo 2006

Voglia di

Un tramonto estivo a Capocotta bevendo Campari e ascoltando lo sciabordio delle onde che fanno da base al reggae che esce dal chiosco del OneLove.

mercoledì 5 ottobre 2005

Testamento biologico

dice corriere.it che secondo il comitato di bioetica uno che si trovi in coma debba continuare a essere alimentato  e idratato anche contro la sua volontà.
E, secondo alcuni, il caso del signore che è uscito dal coma dopo un paio d'anni sosterrebbe questa tesi.
Io, rifacendomi a un altro signore, dico che se dopo tre giorni non mi sono risvegliato spegnete tutto e annamo a casa.
Tanto, se certe cose non si fanno entro il terzo giorno, perdono tutto l'effetto...

mercoledì 28 settembre 2005

So you are Puuunk!!!

Sono un tot di giorni che continuano a girarmi in testa canzoni dei Clash, Rancid, Ramones, e altri del genere.
E allora torna la  voglia di anfibi, jeans bianchi aderenti ricoperti di scritte di pennarello nero e code appese al passante posteriore , di magliette stampate con le maniche tagliate e felpe col collo e il bordo inferiore strappati. Di Wayfarer Ray-ban e giacchetti di jeans neri riempiti di pins e toppe.
Poi, visto che vestito così marcherebbe un po' strano tornare dalla pausa pranzo e riprendere il proprio posto di segretario in uno studio legale, ci starebbe tutto un pomeriggio indolente a ciondolare con una bottiglia di birra tenuta per il collo dalle parti del Quarticciolo o del Pigneto. Magari con del Reggae o della New Wave che esce distorta a palla da qualche finestra.
Ecco, questo mi ci vorrebbe ora.

venerdì 23 settembre 2005

un cappuccino freddo

Le esequie di PadrePio

mercoledì 1 giugno 2005

le cose fatele con Karma

Comunque io credo che quello che fai e che dai nella vita ti torni in dietro. Nel bene e nel male.
Quindi volevo dire a quell'omino educato a bordo della sua sobria CLK ovviamente argento targara AA 16* AA che stamattina su via maresciallo Pilsudski incrocio via Guidobaldo del monte mi ha buttato un mozzicone di sigaretta acceso sul parabrezza, che nella vita terrena perderà presto la vista.
E, essendo lui sicuramente un fervente cattolico , dopo la morte lo aspettano le fiamme dell'inferno. E un tizzone rovente nell'occhio destro. per sempre.
E uno nel culo, va', che non ci sta mai male.

sabato 13 febbraio 1999

Di ciò che successe all'uomo di successo che ordinò un espresso alla stazione ferroviaria


Un attore famoso un poco depresso
Era al bar ferroviario aspettando un espresso
Tra il banco e il binario sostava perplesso
In un limbo sintattico vedeva se stesso

Fin quando annunciaron finite le attese
Per prender la tazza la mano distese
Ma aveva frainteso e un treno lo stese
‘’è questo successo?’’ la folla si chiese

E il barista: ‘’è successo sì . E succede più spesso di quanto non crediate’’

martedì 1 aprile 1997

Fabio in Primavera

Non lo avrebbe mai creduto e invece è successo.
Lei si è avvicinata e gli ha detto:
     “Ho voglia di un gelato, ma non mi va di mangiare da sola, te ne offro uno”
Lì per lì non ha capito, poi, con l’aria più disinteressata possibile, ha detto:
     “Se per te è uguale offrimi una birra o una sigaretta, ultimamente non amo i gelati”
Lei, guardando altrove ha scandito:
     “Allora una birra, col gelato sta decisamente meglio”
E così eccolo qui mentre la  accompagna nel bar ancora incerto se ha capito il senso della sua ultima frase ma a questo punto deciso ad andare avanti se non altro per curiosità.
Ordina una chiara alla spina, poi si poggia con la schiena al bancone e da’ un’occhiata in giro per vedere chi c’è nel bar. Quando si gira verso di lei si accorge che lo sta fissando mentre mangia il proprio Cucciolone a morsi lenti. Senza staccargli gli occhi di dosso dice:
     “Comunque io sono Cristina.” E gli porge la mano con le dita dritte e il pollice in linea con l’indice, cosa che a lui ha sempre dato fastidio. E poi che vuol dire iniziare il  discorso con comunque?
     “Lo so,- risponde ignorando la mano - abito anch’io in questo paese, sei la sorella di Gianni.” Poi, dopo aver cercato un sostituto a  comunque e non averlo trovato, “Comunque, nel caso ce ne fosse bisogno, io sono Fabio, Fabio Coleridge.”
     “Non ce n’è bisogno. - Ribatte lei leccandosi le dita dal gelato allo zabaione dopo aver elegantemente gettato la carta nel cestino. - Piuttosto, com’è che quando non ti viene a trovare quel tuo amico da Roma non ti si vede in giro?”
     Fabio è tentato di rispondere qualcosa di terribilmente spaventoso e insieme terribilmente inventato, ma poi pensa che non sarebbe giusto abusare in questo modo di un’anima semplice che probabilmente non capirebbe nemmeno il gioco. E poi oggi gli va di parlare e in fondo la tipa non è niente male.
     Quindi, dirigendosi verso la staccionata davanti al bar e assicurandosi che lei lo stia seguendo dopo aver ordinato una Diet-Coke in lattina, le dice:
     “Il fatto è che sono abbastanza timido e poi da solo non sto male. Quindi spesso non mi va proprio di farmi avanti con gli altri, anche perché magari poi va a finire che ti sforzi di conoscere delle persone che alla  fine si rivelano delle teste di cazzo paurose e quindi chi te lo fa fare?” Poi, senza darle il tempo di rispondere qualche ovvietà alla sua domanda retorica, aggiunge “A proposito, sai che sei la prima persona che conosco che riesce a trasformare il bere con la cannuccia in qualcosa di altamente erotico?”
     Lei lo fissa ammutolita, come previsto, poi arrossisce un po’ e per la prima volta distoglie lo sguardo da lui. Fissa il panorama lontano alla propria destra e, ripreso il controllo del cromatismo delle guance, gli propone di fare un passeggiata.
     A Fabio, improvvisamente, viene in mente che se lo baciasse ora mischierebbe il sapore della birra che lui sta ancora sorseggiando a quello della coca e non del gelato. Poi, pensando che forse in finale non è poi così importante, accetta di passeggiare con lei dopo aver finito la birra e restituito il boccale.

     È un po’ che stanno passeggiando, lei ha smesso di fissarlo e sembra invece interessata a essere vista con lui, come se lo facesse per scommessa. O forse lui è più popolare di quanto credesse. Comunque Fabio, al quale non piace troppo essere al centro dell’attenzione, ha dirottata la passeggiata verso luoghi più isolati e ora stanno percorrendo un sentiero costeggiato da una parte da rovi e dall’altra da glicini.
     La conversazione, dopo un primo periodo di ovvietà dette da lei e risposte minime di pura cortesia  sillabate da lui, si è ora arenata e così i due camminano in silenzio, cosa che, per quanto riguarda Fabio, non è affatto un problema. Si gode il profumo dei glicini e il caldo di una primavera scoppiata tutta insieme dopo essersi fatta a lungo attendere.
     Arrivano a un bivio che da una parte conduce in paese e dall’altra si addentra nei boschi. Quando già Fabio si sta chiedendo se torneranno alla civiltà o meno, lei si ferma, lo fissa per quindici eterni secondi mentre è percorsa da brevi tremiti lungo tutto il corpo, e infine mischia la Diet-Coke con la birra.

     Fabio sinceramente resta un po’ sorpreso. Ovviamente sapeva che sarebbe successo. Quello che non si aspettava è l’intensità, quasi la foga, che lei ci mette. Non è che gli dispiaccia, anzi comincia a prenderci gusto, solo che lei lo sta baciando come se stesse bevendo da una borraccia nel deserto, come se non baciasse da cinque anni..
     Caso strano, le prime parole che lei dice quando, dopo cinque minuti si stacca, sono “Aspettavo questo bacio da cinque anni.”
     “Questo vuol dire che non baci da cinque anni?” A occhio e croce doveva averne più o meno quindici.
     “No, vuol dire che sono cinque anni che aspetto di baciare te, e col tempo ho iniziato ad aspettare anche altre cose.”
     Hei, la ragazza si fa audace, chissà se abbiamo tutti ben chiaro a cosa si stia realmente riferendo.
     “Con calma - fa Fabio, mentre, tenendola dalle spalle la fissa negli occhi - rispettiamo l’ordine temporale. Quanto tempo è passato dal desiderio del bacio al successivo?”
     “Non lo so. In ogni caso, qualunque sia stato non ho intenzione di aspettare tanto.”
     Non c’è che dire, le parole si fanno audaci sulla sua bocca. Lo sguardo, invece, è rimasto lo stesso di quindici secondi prima del bacio. E bisogna dire che questo provoca su di lui uno strano effetto. Sicuramente lo intriga, ma al tempo stesso lo trova quasi disarmante, come fosse un ragazza che vuole per forza portarsi a letto il proprio mito incontrato per strada e non sa nemmeno bene come fare.
     Alla fine decide di lasciarsi del tempo e, accarezzandole il viso, le chiede di raccontargli di cinque anni fa.
     “Tu venivi per le vacanze - attacca lei riprendendo a camminare e fissando la strada davanti a loro - e passavi le sere a parlare con mio fratello sotto casa. Io ogni tanto vi venivo ad ascoltare quando gli altri andavano in discoteca e mio padre non mi lasciava seguirli. Tu sicuramente non ti ricordi, non mi avrai nemmeno notata.”
     “Mi ricordo, invece. Passavi il tuo tempo giocando con un gattino grigio o annodando braccialetti  e già allora eri terribilmente carina.”
     Lei arrossisce per la seconda volta, e per la seconda volta Fabio l’ha fatto apposta, tanto da chiedersi che intenzioni abbia in realtà. Ma sarà il tempo a decidere.
     “A proposito, com’è che sei scappato da Roma e ti sei trasferito qui?”
     Ha cambiato discorso per non soccombere d’imbarazzo o per finta modestia? E poi, a proposito di che?
     “Non è che sia proprio scappato. Io amo Roma. È che io e Marco avevamo bisogno di prendere un po’ di ossigeno ogni tanto e visto che c’era casa mia libera.... io sto qui più spesso di lui, tutto qui.”
     “Marco è il tuo amico, vero? -Bada che cima!!!! - che tipo è? Come vi siete conosciuti?”
     E no!!!! Siamo scaduti nel banale più assoluto ! che tipo è il tuo amico... cos’è , vuoi farti pure lui? Vuoi fare ingelosire Fabbio? Non sapevi più cosa dire? E la cosa più allucinante è che lui le risponde pure!! Mi sa che il tempo ha già deciso. Ha deciso di dare a Fabbio Cristina e di prendergli in cambio il cervello. Tutto ciò è toppo pietoso, vi risparmio.
     E poi, tra l’altro non ho nessuna intenzione di farvi sapere come si conobbero i Male e il Bene (il Coleridge, scusate). Oltre al fatto che, per ora, io stesso nonnesonnulla.